Moglie e figlie di Agrosì
Moglie e figlie di Agrosì

La causa di questa ennesima tragedia familiare che ha causato quattro morti, è stata la ludopatia, il gioco compulsivo, un a malattia dalla quale si può guarire, perchè da poco è considerata come malattia mentale, ma evidentemente la moglie o non ha saputo comprendere quale era il suo problema o lui si vergognava di chiedere aiuto. Non potremo mai saperlo, perché sta di fatto che ci sono altri quattro morti in più. .Mauro Agrosì, poliziotto di 50 anni in forza al VI Reparto Mobile di Genova Bolzaneto con incarichi amministrativi, ha deciso di chiudere la sua vita e quella della sua famiglia, usando la semiautomatica di servizio e un cuscino per coprire il tonfo sordo dello sparo e i volti delle persone che amava di più mentre le uccideva. Tre colpi di pistola, due alla testa e uno al cuore per la moglie. Due colpi per la bimba più piccola, Giada, 10 anni, e uno per la più grande, Martina, 14. Un colpo per se stesso, per farla finita perché non sopportava più quei “problemi insormontabili” che evidentemente hanno schiacciato lui e tutta la sua famiglia. Ma quali erano questi problemi che Agnosi considerava  insormontabili? . L’uomo, secondo le indagini, sarebbe stato un giocatore compulsivo, attratto dalle lotterie istantanee. Ma i debiti trovati, dicono gli investigatori, non erano tali da determinare una strage. Giocava, sì, ma come tanti altri, ha detto una commessa della tabaccheria frequentata dal poliziotto. Quali siano i “problemi insormontabili” ancora non è chiaro. La polizia sta interrogando amici e parenti. Ma una cosa è apparsa evidente: un uomo schiacciato dalla vita, dalle preoccupazioni economiche, dall’affanno per raggiungere obiettivi di benessere e tranquillità sempre più lontani, tanto che si era messo a giocare. Sperava di trovare nel colpo di fortuna la risposta alle sue difficoltà. Era diventato un giocatore compulsivo. I colleghi del reparto mobile di Bolzaneto ricordano che usciva più volte per acquistare grattaevinci o biglietti delle lotterie nella vicina tabaccheria. Era ossessionato da quelle cartelline che promettevano vincite mai arrivate. Il gioco invece di risolvere i suoi problemi li aveva centuplicati. Era malato, dunque , e non se ne era accorto. La dinamica dell’assassinio -suicidio? Alle 6.40 nell’appartamento di una palazzina popolare di Genova Cornigliano, nella periferia genovese dive abitava con la sua famiglia,  Agrosì, che con tutta probabilità ha sedato le ‘sue donne’ la sera prima si è alzato e si  è vestito, aveva caricato la pistola, era entrato nella cameretta di Martina e Giada che dormivano nel letto a castello. Si  è seduto sul lettino più basso, coprendo il volto di Giada, la più piccola con il cuscino e spara due colpi. Giada muore immediatamente. Poi è stato il turno di Martina: stessa tecnica, cuscino e un colpo. Infine torna in camera da letto e spara alla moglie tre volte, due alla testa e uno al cuore. La mattanza è completata. Poi l’ultimo atto: Agrosì si è recato in salotto, sistemava una lettera sul tavolo poi prendeva il telefono e chiamava il 113: “Sono un collega, ho ammazzato mia moglie e le mie due figlie, venite, lascio la porta di casa aperta”. Dava l’indirizzo al poliziotto, chiudeva la comunicazione e si uccideva. Quando sono arrivati i poliziotti della Mobile in casa hanno urlato “butta la pistola” ma presto si accorgevano che era inutile. Agrosì l’hanno trovato in terra, morto. Le sue donne tutte morte. La lettera sul tavolo rivelava tutta l’angoscia di un uomo che aveva davanti a sé “problemi insormontabili” e che non voleva lasciare moglie e figlie “senza padre e senza marito. Per questo vi porto con me”. Agrosì doveva tornare al lavoro domani, al termine di una convalescenza dovuta per un intervento ad un ginocchio, ma non ci è mai più ritornato in quell’ufficio, perché aveva deciso di farla finita.

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